Dietro ogni bottiglia di vino c’e una storia del produttore di vino

Le Chiuse

Ci sono vigne che producono vino. E poi ci sono vigne che hanno fatto la storia del Brunello. Le Chiuse appartiene alla seconda categoria.

 

La storia dell’azienda Le Chiuse affonda le radici nella celebre famiglia Biondi Santi, protagonista assoluta della nascita del Brunello di Montalcino.

 

La tenuta entrò a far parte dei beni della famiglia alla fine del Settecento, dopo il matrimonio tra Maria Tamanti e Clemente Santi. Per molti decenni le uve di queste vigne furono destinate alla produzione della celebre Brunello di Montalcino Riserva Biondi Santi della tenuta Il Greppo.

 

Dopo la morte di Tancredi Biondi Santi, la proprietà delle Chiuse passò alla figlia Fiorella, mentre il figlio Franco Biondi Santi divenne proprietario della tenuta Il Greppo. Tra i due fratelli esisteva non solo un forte legame familiare, ma anche una collaborazione professionale.

 

Fino al 1990 le uve delle Chiuse continuarono a contribuire alla produzione della Brunello Riserva Biondi Santi.

 

Nel 1986 la proprietà passò alla figlia di Fiorella, Simonetta Valiani. Alla scadenza del contratto di affitto, Simonetta decise di iniziare a gestire direttamente l’azienda insieme al marito, aprendo così un nuovo capitolo nella storia della tenuta.

 

Oggi l’azienda conta circa 8 ettari vitati, coltivati esclusivamente a Sangiovese Grosso, clone BS11 (Brunello Biondi Santi 11), il primo clone di vite ufficialmente registrato nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1978.

 

Le Chiuse si trova sul versante nord-est di Montalcino, in località Sferracavallo. Un nome curioso ma sorprendentemente appropriato: la strada per arrivarci è ripida e impegnativa, tanto che ogni volta sembra quasi che la macchina soffra insieme a chi guida.

 

Secondo Lorenzo Magnelli, qui si può parlare di una vera e propria “nona esposizione solare”.

 

I vigneti esposti a est, che ricevono i primi raggi dell’alba, producono uve più fresche e delicate, spesso destinate al Rosso di Montalcino. La luce mattutina è più morbida e permette di preservare acidità e profumi floreali e fruttati.

 

I vigneti esposti a ovest, invece, godono del sole più intenso del pomeriggio. Qui la maturazione è più completa e i grappoli, più ricchi di zuccheri, sono ideali per la produzione del Brunello.

 

Entrando nella cantina di affinamento, la prima cosa che cattura lo sguardo è una riproduzione del celebre Bacco di Caravaggio. Non è raro che le cantine raccontino qualcosa di più del vino: alcune ricordano cattedrali silenziose, altre custodiscono la storia dei secoli passati. In questa cantina, invece, il vino dialoga con l’arte. Accanto al Bacco si trovano altre figure mitologiche, creando un’atmosfera quasi teatrale.

 

Un’altra sorpresa sono i pupitre per il remuage, utilizzati per la produzione dello spumante Metodo Classico dell’azienda.

 

Il Metodo Classico Stellare, prodotto da Sangiovese in purezza, affina sui lieviti per almeno 24–30 mesi. Il risultato è uno spumante elegante, minerale, con una freschezza e una finezza sorprendenti.

 

Naturalmente il cuore dell’azienda resta il Brunello di Montalcino e, in particolare, il Brunello di Montalcino Riserva Diecianni.

Un vino che rappresenta perfettamente lo stile del versante nord-est di Montalcino: elegante, preciso e vibrante anche dopo molti anni di affinamento.

 

Nel calice emergono aromi di marasca e ciliegia, seguiti da note di sottobosco e da un elegante tocco di tabacco.

 

Durante la visita ho avuto l’occasione di assaggiare il Brunello di Montalcino Riserva Diecianni 2016: un vino raffinato, complesso e profondamente espressivo.

 

Alla fine della visita rimane la sensazione che Le Chiuse non sia soltanto un’azienda vinicola, ma un luogo dove la storia del Brunello continua a vivere in modo naturale.

 

Qui il passato non è solo memoria, ma una base solida su cui costruire il presente.

Tra le vigne esposte all’alba e al tramonto, tra arte e botti silenziose, il Sangiovese continua a raccontare una storia iniziata più di due secoli fa.

 

Una storia che nel calice del Brunello Riserva Diecianni trova ancora oggi una delle sue espressioni più eleganti.