Dietro ogni bottiglia di vino c’e una storia del produttore di vino

Giuseppe Gorelli

Minimalismo, trasparenza e rispetto del Sangiovese a Montalcino

Giuseppe Gorelli, l’erede della scuola di Giulio Gambelli

 

Dalla lezione del grande maestro alla costruzione di una visione personale: vini che raccontano il terroir, l’annata e l’identità più autentica del Sangiovese.

 

 

Giuseppe Gorelli, l’uomo che sa raccontare il Sangiovese

 

Vignaiolo, enologo, consulente. Ma prima di tutto, uomo profondamente innamorato del vino.

 

La storia di Giuseppe Gorelli come produttore inizia ufficialmente nell’azienda di famiglia, Due Portine.

 

Ma in realtà, la sua vera formazione nasce molto prima, quando da giovanissimo affiancava uno dei più grandi interpreti del Sangiovese: Giulio Gambelli.

 

A soli 18 anni, Gorelli inizia a seguire Gambelli nelle visite alle aziende di Montalcino, percorrendo vigneti e cantine, imparando ad ascoltare il vino prima ancora di interpretarlo.

Un apprendistato che segnerà per sempre la sua visione.

 

La scuola di Giulio Gambelli: ascoltare il vino

 

Per oltre vent’anni, Gambelli collaborò con il Consorzio del Brunello di Montalcino, prima come membro fondamentale della Commissione d’Assaggio e poi come consulente esterno.

Negli anni ’80 e ’90 difese con forza il Sangiovese in purezza, opponendosi alla moda dei vitigni internazionali.

 

Da lui, Gorelli ha appreso:

  • l’arte di “ascoltare il vino”
  • una filosofia produttiva non invasiva
  • il valore della semplicità
  • il rispetto assoluto per il Sangiovese, vitigno sensibile e  trasparente

 

Oggi Giuseppe Gorelli è considerato uno dei principali eredi della scuola di Gambelli: vini puliti, eleganti, fini, capaci di raccontare il territorio e l’annata senza maschere.

 

Esperienza tra le grandi aziende di Montalcino

 

Dopo anni di lavoro come enologo e consulente, Gorelli ha lasciato la sua impronta in molte realtà importanti:

 

  • Tenuta Le Potazzine
  • Le Chiuse
  • Casanuova delle Cerbaie
  • Ciacci Piccolomini d’Aragona
  • Paradiso di Cacuci
  • La Roccapesta (Maremma)

 

Ho avuto il privilegio di visitare la maggior parte di queste aziende, e l’impronta enologica di Gorelli si percepisce chiaramente: precisione, equilibrio, identità.

 

Il Sangiovese e il terroir di Montalcino

 

Il Sangiovese è un vitigno “trasparente”: cambia volto a seconda di suolo, altitudine e clima.

 

Nei vigneti di Gorelli, situati principalmente sul versante nord-est di Montalcino, il clima più fresco dona vini caratterizzati da:

 

  • acidità vibrante
  • note floreali
  • eleganza più che potenza

 

Un Brunello verticale, fine, mai massiccio.

 

È anche un vitigno estremamente sensibile alle annate:

 

  • nelle annate calde tende a salire rapidamente di zuccheri
  • in quelle piovose soffre l’umidità per via della buccia sottile

 

Il segreto, insegnato da Gambelli e fatto proprio da Gorelli, è attendere la maturazione perfetta, evitando tannini verdi e sgraziati.

 

Viticoltura: minimalismo e rispetto

 

I 6 ettari di Giuseppe Gorelli si trovano prevalentemente nella zona nord di Montalcino.

 

La gestione del vigneto si basa su:

 

  • basso impatto ambientale
  • niente concimi chimici, diserbanti o pesticidi sintetici
  • conversione biologica per molti vigneti
  • rese per ettaro molto basse
  • vendemmia esclusivamente manuale
  • selezione dei grappoli direttamente in vigna

 

Per Gorelli, la qualità del vino nasce prima di tutto nella vigna.

 

Cantina: il minimalismo tecnico

 

In cantina la filosofia è la stessa: interventi minimi, massima precisione.

 

  • lieviti indigeni
  • macerazioni lunghe (30–40 giorni)
  • nessuna chiarifica o filtrazione traumatica
  • pulizia maniacale, come insegnava Gambelli
  • botti grandi di rovere di Slavonia (30–50 hl, Garbellotto e Pauscha)

 

La botte non deve coprire il vino, ma accompagnarlo.

 

La trasparenza del Sangiovese

 

La scuola di Gambelli ha sempre cercato nel Sangiovese la trasparenza: vini che raccontano l’annata per quello che è stata, senza concentrazioni forzate, senza maquillage.

 

È esattamente ciò che ritroviamo nei vini di Giuseppe Gorelli.

 

Rosso di Montalcino 2020 – Podere Cerrino

 

Il Rosso di Montalcino 2020 proviene da vigneti situati sul versante nord-est di Montalcino, in località Podere Cerrino.

 

Suoli di:

 

  • galestro
  • argille

che conferiscono al vino una spiccata nota minerale e una naturale sapidità.

 

Il vigneto è in affitto da Fabrizio Lambardi, considerato uno dei cru storici della zona di Canalicchio.

 

Vinificazione

 

  • lieviti indigeni
  • macerazione di 30–35 giorni (insolitamente lunga per un Rosso)

Affinamento

 

  • parte in acciaio e parte in botte
  • circa 10 mesi in botti di rovere di Slavonia
  • imbottigliamento senza chiarifiche né filtrazioni

 

Degustazione

 

Nel bicchiere emergono:

  • marasca
  • visciola
  • sottobosco
  • scorza d’arancia
  • chiodi di garofano

 

I tannini sono polverosi, eleganti, setosi.

Il sorso è succoso, lungo, fresco, verticale.

 

Un Rosso di Montalcino che unisce:

 

  • finezza
  • energia
  • trasparenza
  • identità territoriale

 

Un vino che non alza la voce, ma racconta con chiarezza chi è e da dove viene.