Dietro ogni bottiglia di vino c’e una storia del produttore di vino

Casato Prime Donne

Casato Prime Donne: la visione di Donatella Cinelli Colombini tra vigna, arte e Brunello di Montalcino.

 

Un racconto di degustazione e filosofia produttiva in uno dei luoghi più emblematici appena fuori da Montalcino.

 

Appena fuori da Montalcino si trova Casato Prime Donne, un luogo dove il vino dialoga con l’arte e dove il tempo sembra rallentare. Un angolo rilassante, intimo, che racconta una storia fatta di passione, visione e identità.

Protagonista di questa realtà è Donatella Cinelli Colombini, una figura mitica nel panorama enologico italiano. È la donna che ha cambiato il mondo del vino scegliendo di assumere esclusivamente donne nella sua azienda. Un gesto che può essere letto come un atto di femminismo, ma che soprattutto rappresenta una scelta culturale e professionale precisa.

La mia esperienza personale è stata diversa: ho trascorso tutta la mia vita professionale in un ambiente prevalentemente maschile. È vero, ci sono ancora molte problematiche da affrontare, ma devo dire che ho sempre ricevuto rispetto. Per questo preferisco voltare pagina e concentrarmi sul cuore di questa azienda: la vigna.

Il concetto fondamentale di Casato Prime Donne è racchiuso in un motto semplice e potente:

“The vineyard first” – la vigna prima di tutto.

Un principio che, a mio avviso, rappresenta l’intero territorio di Montalcino. Non ho mai visto vigne curate con tanta passione, precisione e amore come qui. Ogni filare racconta attenzione, dedizione e rispetto per la natura. Il grappolo sano è la chiave di ogni grande vino e, alla fine, è il calice a confermare tutto questo lavoro silenzioso.

La sala di degustazione di Casato Prime Donne è un ambiente intimo, ricco di ricordi, premi e fotografie. Nonostante la presenza di tanti oggetti e testimonianze del passato, lo spazio conserva un’atmosfera familiare e accogliente. Qui ci si sente subito a proprio agio, come ospiti in una casa più che in una cantina.

Il percorso di degustazione è iniziato con il Rosato IGT 2024, fresco e immediato, perfetto come aperitivo e ideale per introdurre lo stile dell’azienda.

A seguire, Cenerentola 2021, un vino che al primo naso rivela chiaramente la presenza della Foglia Tonda, vitigno autoctono toscano. È un vino un po’ ruvido, ma decisamente interessante, che esprime carattere e identità territoriale.

Il Brunello di Montalcino 2020 si presenta profondo e intenso, con note di amarena e sottobosco, confermando la classicità e la struttura tipica di questo grande vino.

Particolarmente affascinante è il Brunello di Montalcino Prime Donne 2020, più fruttato rispetto al precedente, con sentori di ciliegia, mora e spezie. L’affinamento avviene prevalentemente in botti grandi.

La sua unicità risiede anche nel metodo di selezione: oltre all’enologa Valérie Lavigne, partecipano alla creazione di questo vino quattro assaggiatrici internazionali — la svedese Madeleine Stenwreth, l’inglese Rosemary George, la tedesca Astrid Schwarz e l’italiana Daniela Scrobogna.

Le uve provengono da una vigna di oltre 25 anni, situata su suolo prevalentemente argilloso.

Il Brunello di Montalcino Riserva 2019 appare ancora chiuso e bisognoso di tempo: un vino da attendere almeno cinque anni per esprimere appieno il suo potenziale.

Diversa la sensazione regalata dal Brunello di Montalcino Riserva 2013: morbido, rotondo, sapido ed elegante. Un vino deciso, maturo, che racconta l’evoluzione del Brunello nel tempo. È stato senza dubbio il vino che mi ha colpita di più durante la degustazione.

Casato Prime Donne non è soltanto una cantina, ma un progetto culturale che unisce vino, arte e visione femminile. Un luogo dove la tradizione di Montalcino incontra un’interpretazione contemporanea, fatta di sensibilità, precisione e rispetto per la terra.

Un’esperienza che conferma, ancora una volta, che il grande vino nasce prima di tutto in vigna… e poi nel cuore di chi lo produce.